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La Porta Montanara

La Porta Montanara era l’ingresso urbico meridionale di Rimini romana, ed è tutt’ora l’unico esempio dell’Italia settentrionale, giunto fino a noi, di porte urbiche di età sillana .

Porta Montanara a RiminiLa Porta Montanara venne, con ogni probabilità, a sostituirsi ad un ignoto ingresso di età coloniale, cancellandolo inevitabilmente al momento della sostituzione; un po’ come avvenne alla Porta Romana soppiantata dall’Arco di Augusto.
Durante il periodo che andava dal primo bombardamento del 1 Novembre 1943 alla liberazione del 20 Settembre 1944. E’ facilmente intuibile come a correre i rischi maggiori fossero i monumenti più grandiosi e quindi più vulnerabili. Così gravi pericoli corsero oltre alla Porta Montanara, anche l’Arco di Augusto, l’Anfiteatro, il Ponte di Tiberio e il Tempio Malatestiano. Tutte queste testimonianze uniche degli splendori riminesi furono rivestite mediante gli usuali sacchetti di sabbia, volti a preservare soprattutto gli elementi decorativi. Tuttavia, probabilmente, a contifatti al termine della guerra il danno maggiore lo subì la Porta Montanara. Infatti, gravissimi danni subirono gli edifici limitrofi alla porta, soprattutto le abitazioni che costeggiavano il fornice ancora libero e non inglobato dal quartiere residenziale. Sebbene il monumento sillano fosse scampato al colpo diretto, la sua incolumità si vide ancora minacciata dalle esigenze militari. Infatti la resistenza per forza di cose, per rifornirsi nell’entroterra, doveva obbligatoriamente passare di qui e questo causò altre manomissioni. Inoltre a conflitto concluso, il Ministero inviò un “esperto” che non seppe cogliere l’importanza del monumento e decretò che” l’arco non aveva nessun carattere di monumentalità...”, e che le esigenze di traffico imponevano la demolizione. Così, nel 1949 si decretò che la Porta Montanara meridionale fosse smantellata e rimontata nel cortile del museo.

Ricostruzione della Porta Strutturalmente, la porta era costituita da blocchi lapidei squadrati regolarmente di colorazione giallastra. Era formata da due fornici speculari di 3,45 metri di larghezza e 5,90 di altezza. I piloni laterali raggiungevano una larghezza di 2,60 metri e quello centrale un metro in meno dei corpi più esterni. Il complesso monumentale aveva una profondità di 2,20 metri e raggiungeva una larghezza massima complessiva di 12 metri e mezzo. Le arcate, costituite da un doppio giro di cunei, erano formate nella loro interezza da pietre di Covignano.

Successivamente, forse sotto il regno di Antonino Pio, a causa dell’innalzarsi del piano stradale, il fornice di sinistra fu chiuso e l’arcata dell’altro fornice rialzata.
Infine durante il volgere del 2004, l’arco fu smontato, i blocchi furono restaurati e riassemblati (seppur con un risultato lievemente differente dal progetto della Giuccioli) al termine di via Garibaldi, in posizione più meridionale dell’originaria, per una differenza di circa 40 metri. A testimoniare la vecchia ubicazione dei piloni, si decise di lasciare una pavimentazione dai diversi colori, rispetto al resto della via.

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© Testi depositati Dott. Francesco Piersimoni

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