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L'Arco d'Augusto

Arco dedicato ad AugustoPassando al monumento che attualmente presiede l’ubicazione che già fu della Porta Romana, prima di entrare nello specifico, sarà il caso di fornire alcune necessarie premesse. Infatti non poche cose cambiarono dalla presa di potere da parte di Augusto in avanti. Il principato del figlio adottivo di Cesare, infatti, segnò per l’impero di Roma un punto di non ritorno, che ebbe ripercussioni anche in tutti i campi della cultura. La città da adesso in poi vedrà accrescere la propria monumentalità e il numero degli edifici pubblici. Questo evidentemente era la risposta a obbiettivi ben precisi, frutto di un mutato ordinamento ideologico e politico. Questa nuova tipologia di monumenti per la prima volta esce dalla capitale, e appare in provincia. l’Arco di Augusto è appunto uno dei primi monumenti, fuori Roma, appartenenti a questa categoria.
La nuova tipologia monumentale era volta al culto della personalità del principe, adesso alcuni elementi architettonici, è anche il caso dell'Arco di Rimini, non rispondevano più solo a necessità funzionali, ma anche concettuali.

Passando a delineare il quadro storico, in cui venne innalzato l’Arco di Augusto, sarà opportuno dire che nel 27 a.c. il figlio adottivo di Cesare, assunse il nome con cui verrà ricordato dalla storia, e nel contempo, essendo console per la settima volta, fece lastricare a nuovo la Flamina e altre vie d’ Italia . In quell’occasione, gli fu dedicato dal senato, in suo onore, al punto estremo della Flaminia, una “porta monumentale d’ingresso”, il notissimo Arco di Augusto. Inoltre dalle epigrafi sappiamo che, probabilmente, dopo l ‘anno 27 a.C, Augusto incluse Rimini fra le 28 colonie militari d’Italia aumentandone anche i coloni. Quindi l’arco, come recita l’iscrizione ancora leggibile, fu posto a celebrare la generosità del nuovo principe Augusto, che aveva provveduto a migliorare le condizione della Flaminia a proprie spese, atto di grande generosità.

L’arco come più volte sottolineato sorse in luogo dell’antica Porta Romana, che venne demolita, spianata e ricoperta da una colata di 3 metri di calcestruzzo . Da segnalare nella strutturalità dell’arco riminese una scarsa profondità, misurante soli 4,10 metri, rispetto ad un estensione della facciata di ben 15 metri ed un altezza prossima ai 17 metri e mezzo. Una tale propensione in verticale rispetto alle altre due misurazioni, è spiegabile solo con il fatto che l’arco venne ad innestarsi in uno spazio obbligato, inquadrato fra le mura e le due torri.

Decorazioni

Per quello che riguarda l’apparato decorativo, a campeggiare al centro del fornice, verso l’esterno è la testa di un toro, a riverberare sia la fecondità della natura, ma anche, attraverso il giogo cui questo era sottoposto, a richiamare l’auctoritas e l’imperium augustei. Anche le chiavi dell’arcata erano decorate con protomi taurine, connesse probabilmente con la memoria di antichi riti di fondazione.

Clipei

Clipei sull'arcoI clipei ai lati dell’arcata raffigurano poi Apollo, la divinità che aveva guidato Ottaviano Augusto, nella vittoriosa battaglia di Azio contro Antonio e Cleopatra, non stupisce perciò ritrovarlo qui. Giove, facilmente riconoscibile attraverso la presenza del fascio di fulmini sulla cornice, realizzato in un espressione grave e di qualità scadente rispetto agli altri clipei, stava a sottolineare l’universalità della pax augustea nel nome degli Dei. Ancora raffigurata era poi Roma, nell’impersonificazione femminile che si diffonderà, a guisa di un culto, in tutto l’impero. Questa è identificabile grazie agli attributi della corazza e della spada.
Nettuno, infine era scolpito a sinistra, con il tridente, suo attributo classico. La divinità marina fu favorevole ad Augusto nello scontro marino presso Azio e per questo probabilmente inclusa nel monumento.

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© Testi depositati Dott. Francesco Piersimoni

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